Era il 1939 e l’allora ventisettenne canadese Alfred E. van Vogt pubblicava la prima di quattro novelle fantascientifiche, poi confluite nel romanzo “Crociera nell’Infinito“. Già allora, lo scrittore profetizzava l’avvento di una disciplina scientifica apparentemente secondaria e insignificante rispetto alle altre, denominata “Nexialism“, o conosciuta in italiano come “Connettivismo“. Essa avrebbe consentito di collegare tra loro tutte le altre discipline letterarie, tecniche e scientifiche, ormai divenute troppo evolute perché possano essere padroneggiate insieme ad altre nozioni di diversa natura. Lungo la trama del romanzo di van Vogt viene sottolineata più volte la capacità del Connettivismo di semplificare e risolvere problemi sottovalutati dagli altri scienziati, troppo impegnati a rivaleggiare per ostentare la vastità delle proprie competenze in un singolo settore.

Sebbene ancora distanti dal futuro immaginato da van Vogt, assistiamo, anno dopo anno, al sorgere di nuove discipline, di pari passo con le scoperte tecnologiche. Fino a qualche anno fa, ad esempio, in pochissimi avevano le competenze per utilizzare o costruire una stampante 3D, oppure addentrarsi nel campo del social media marketing o delle criptovalute. E i recenti passi da gigante che le big companies stanno compiendo nel campo della computazione quantistica fanno già fremere gli appassionati di informatica e fisica, nonostante la maggior parte di essi non possegga neanche una laurea. Le università, specie quelle italiane, non riescono a tenere il passo e si limitano a sfornare nuovi corsi sempre più generici, affrontati da docenti non opportunamente aggiornati. Il risultato è un susseguirsi di specialisti costretti a continuare gli studi con costosi master e ulteriori lauree per riuscire a mantenersi aggiornati, a discapito di un confronto con le altre discipline nei momenti in cui un approccio multidisciplinare potrebbe fare la differenza tra la riuscita o il fallimento di un progetto.

In soccorso allo specializzando disorientato potrebbe venire una nuova disciplina che collega tra loro buona parte delle scienze, partendo dalle nozioni di base e poi via via ramificandosi in modo da far collimare le varie competenze per la corretta analisi di un problema, come fossero le tessere di un gigantesco puzzle. Sino ad ora sono comparse diverse associazioni tanto in Italia quanto all’estero ispirate al connettivismo, ma nessuna di esse ha preso in considerazione la possibilità di abbracciare tutte le discipline.

E’ dunque giunto il momento di prendere in mano le redini della situazione e gettare le basi per lo studio e l’insegnamento di un vero connettivismo, oppure è meglio continuare a procedere come un cavallo con i paraocchi? A voi l’ardua sentenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.