(immagine in evidenza di Frank Figueredo)

Ci avevano provato con Dante Alighieri, accusato di antisemitismo e islamofobia dal “Gherush92“, organizzazione no profit consulente dell’ONU, ma senza successo. Adesso ci risiamo! La nuova vittima del politicamente corretto è l’insospettabile Apu, personaggio secondario della serie TV “I Simpson“. A muovere l’accusa è il comico statunitense di origine indiane Hari Kondabolu che con il suo documentario dal titolo “A problem with Apu” ha scatenato un putiferio negli USA, arrivando al punto da far dichiarare al produttore Adi Shankar, anche lui originario dell’India, che secondo voci di corridoio “Apu sarebbe stato lasciato cadere del tutto […] per evitare di innescare nuove polemiche“. Fortunatamente, la produzione dei Simpson per voce di Al Jean ha allontanato tali voci, asserendo che Shankar non ha nulla a che vedere con la produzione dei Simpson.

Ma cosa può aver fatto il mite e simpatico gestore del Jet Market per infastidire così tanto il comico suo connazionale? Nel suo documentario Kondabolu ha raccolto la testimonianza di diversi attori e personaggi della TV di origine indiana che sarebbero stati vittima di numerosi episodi di discriminazione in cui dei bianchi avrebbero utilizzato gli stereotipi tipici del personaggio per deriderli e umiliarli. Questo perché, secondo l’autore del documentario, Apu è caratterizzato da molteplici aspetti negativi e retrogadi della cultura indiana.

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In realtà ci troviamo di fronte all’ennesimo attacco gratuito, che ha come obiettivo non solo la popolare sitcom animata, ma l’intero genere della commedia.

Sin dalle sue più arcaiche rappresentazioni nei teatri greci o romani figurano personaggi fortemente stereotipati: il buzzurro arricchito, il soldato fanfarone, il servo scaltro. Tutte figure iperboliche nate con lo scopo di suscitare nel pubblico ilarità, pietà, rabbia, ecc.
Nel ‘500 nasce la Commedia dell’Arte e con essa nascono personaggi (o maschere) associati spesso a specifiche città italiane e si tratta sempre di figure caricaturali: il saccente Balanzone, dottore Bolognese, lo sciocco servo Meneghino, con il cui nome vengono oggi ancora appellati gli abitanti di Milano, l’anziano e libertino Pantalone, l’indolente e crapulone Peppe Nappa. A proposito di minoranze culturali, come non citare lo shakespeariano Shylock, ricco usuraio ebreo o addirittura Otello che per il suo essere “moro” viene continuamente calunniato dall’infido e bianco Iago.

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Da ciò si evince che ogni personaggio della commedia ha una sua personalità esagerata che in diverse occasioni stereotipizzano una certa popolazione o una certa classe sociale. Si potrebbe pertanto dire che l’attacco ad Apu sia in realtà l’ennesimo attacco alla Commedia.

La Serie TV dei Simpson, nata nel 1987, è interamente basata sui luoghi comuni dell’americano medio e sulla classica famigliola della pubblicità che guarda unita la TV seduta sul divano composta dal padre grasso poco intelligente, la moglie attiva e dispensatrice di buoni consigli, ma non esattamente un modello femminista, una figlia genio e progressista, un figlio discolo e pestifero e una neonata che non cresce e non parla mai.

Non parliamo poi dei personaggi secondari che non risparmiano nessuna nazionalità o religione. Cosa dovremmo dire noi italiani che veniamo rappresentati dal mafioso Tony Ciccione o dal baffuto pizzaiolo Luigi Risotto? Ancora peggio è andata ai tedeschi, rappresentati dal buffo e tondo Üther Zorker col classico vestito alla bavarese. E le caricature religiose non sono da meno a partire dal devotissimo vicino di Homer, Ned Flanders, che nonostante il suo fervore cristiano e le sue preghiere si ritrova con ben due mogli morte e due figli dichiaratamente omosessuali. L’ambiguo Krusty il Clown è ebreo e per di più figlio di un rabbino e il reverendo Lovejoy, guida spirituale della comunità “presbi-luterana riformata” di Springfield ha perso la voglia di proseguire l’attività pastorale stressato dalle continue crisi etico-religiose di Ned Flanders. Insomma la sitcom di Matt Groening non ha risparmiato nessuno e per questo è stata censurata in diversi paesi, ma ha sempre raggiunto il suo obiettivo: prendere in giro tutti senza risparmiare nessuno pur di divertire il pubblico.

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Naturalmente vengono trasmessi altri cartoni animati molto più espliciti rispetto ai Simpson che non si fanno alcuno scrupolo nel rappresentare stereotipi sfociando spesso in vere e proprie gag intrise di razzismo, ma evidentemente è solo questione di tempo prima che i moralisti inizino ad accorgersene.

Dagli anni ’90 ad oggi c’è stata una vera e propria escalation di politically correctness nel mondo della tv e nel cinema, al punto di divenire una vera e propria forma di censura al pari di quella bigotta che negli anni ’70 e ’80 colpiva senza pietà qualsiasi mezzo mediatico, musica compresa. Tuttavia, come è noto, le censure sono dure da digerire e provocano atti di ribellione che in questo caso potrebbero ritorcersi verso le stesse minoranze (o maggioranze) che si sentono offese, fino a rischiare la legittimazione di veri e propri atti razzisti e/o omofobi a loro danno. Insomma, forse meglio farsi una risata e accettare qualche insulto a cui si può rispondere che finire per non essere più creduti e addirittura offesi senza poter più replicare. Perché in fondo avvalersi di uno stereotipo per discriminare è chiaramente sintomo di ignoranza ed è più ragionevole prendersela con chi ha commesso tale azione che con una sitcom animata.

Forse se Kondabolu e i protagonisti del suo documentario avessero accolto con una grassa risata le provocazioni di certa gente oggi non si sarebbe arrivati a questo punto.

A tal proposito concludo con una citazione del “Nome della Rosa” di Eco:

Temi, Adso, i profeti e coloro disposti a morire per la verità, ché di solito fan morire moltissimo con loro, spesso prima di loro, talvolta al posto loro. Jorge ha compiuto un’opera diabolica perché amava in modo così lubrico la sua verità da osare tutto pur di distruggere la menzogna. Jorge temeva il secondo libro di Aristotele perché esso forse insegnava davvero a deformare il volto di ogni verità, affinché non diventassimo schiavi dei nostri fantasmi. Forse il compito di chi ama gli uomini e di far ridere della verità, fare ridere la verità, perché l’unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità.

Un pensiero riguardo “Se il politicamente (s)corretto uccide la Commedia

  1. Davvero non posso credere che un personaggio come Apu venga eliminato così su due piedi. Il punto di forza dei Simpson, da sempre, è la loro capacità di fare dell’ironia e di mostrarla con immediatezza tramite le numerosissime vicende bizzarre (e serie) dei loro personaggi (alcuni dei loro episodi per me sono epici). Sono proprio queste vicende e i loro personaggi, così diversi eppure così affini a noi, a renderla un’opera universale ed unica nel suo genere. Nulla a che vedere ad esempio con alcuni terrificanti fumetti di Charlie Ebdo.

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